Il Coccolo

La zona del coccolo

Siamo nel 1881. Esattamente il 28 maggio. Nel corso della riunione del Consiglio Comunale di Rio Castello viene votata la scissione.  Nascono cosi’ due comuni: Rio nell’Elba e Rio Marina.
Giuseppe Giannoni e Virgilio Claris Appiani che sono i promotori della scissione volute dai dirgienti delle miniere, sono attesi in Localita’ San Giuseppe da una folla di riesi del “coccolo ‘n su” inferociti tanto da rovesciare la carrozza che li trasportava.

La carrozza e’ rovesciata vicino ad un cipresso: il coccolo.

La popolazione di Rio Castello accoglie la scissione con rabbia, perché ritenuta inaccettabile e offensiva.

Il sottoprefetto del circondario, Larini, invia subito sul posto un cospicuo contingente di carabinieri.
Risposero immediatamente le campane della chiesa parrocchiale di San Giacomo e Quirico che suonarono ripetutamente a distesa, e uomini, donne e giovani ragazzi, accorsero nella piazza gremita di folla.
Intanto si costituisce un comitato per la difesa “delle ragioni dei comuni”, alla cui presidenza e’ eletto Giuseppe Braschi.

Rio Castello e’ completamente presidiato.
Anche la porta della chiesa parrocchiale che conduce al campanile, visti gli accadimenti precedenti, e’ stata sbarrata da due carabinieri.

Gli ordini sono rigorosi: severamente vietato 1′ accesso al campanile, solo brevissimi rintocchi per annunciare la messa, nessun suono per il mezzogiorno e il vespro.

A metà mattinata, mentre la folla serrava contro le forze dell’ordine imprecando alla prepotenza, le donne di Rio Castello, più scatenate e battagliere che mai, si scagliano contro un’altra porta d’accesso della chiesa e l’abbattono.
Intanto nel Palazzo Municipale un delegato della Marina sta cercando di far passare “la volontà degli undici”, ma per la seconda volta improvvisamente risuonano le campane a distesa. Sono le campane di San Giacomo e Quirico che le donne avevano raggiunto dimostrando che il popolo era ancora sovrano del paese.

E’ iniziata la terza delle quattro memorabili giornate di Rio Castello.

Contemporaneamente, la banda cittadina intona l’inno di Garibaldi e poi la Marsigliese, e iniziò a percorrere le vie principali del paese “innalzando fiaccole al vento”.
La popolazione, in un attimo e’ in piazza del Popolo e in quella di San Giacomo, oltre 1700 persone si sono ritrovate insieme contro “gli undici” consiglieri della Marina ritenuti traditori.
Contemporaneamente, la direzione delle R.E Miniere con sede alla Marina, minacciava i castellani di lasciarli per sempre senza lavoro se l’indomani (giorno 31) non si fossero presentati regolarmente in miniera.

La mattina successiva il sindaco telegrafò all’Autorità Superiore che “niuno operaio del Castello era sceso alle Miniere, per cui bisognava buon nerbo di truppa“.

La tensione raggiunse livelli molto alti e la maggiore si verifico’ nei pressi di San Giuseppe, dove alcuni rappresentanti della Marina si incontrarono con il popolo furibondo dei castellani.

Si e’ vicinissimi allo scontro violento.

Il tempestivo intervento del sottoprefetto di P.S. e dell’assessore Agostino Leonardi, che riescono a persuadere i rappresentanti della Marina a ritirarsi, evitando così uno scontro durissimo.

La folla dei castellani, suddivisa in gruppi, sia sull’altopiano allo sbocco della via di Longone, sia sulla ripa del monte dalla parte opposta, controllarono che i rappresentai della Marina si fossero completamente ritirati fino a scomparire dalla loro vista, e verso le 9.30 rientrarono lentamente in paese.

Si concludevano così i moti di Rio Castello, con numerosi arresti, ma senza spargimento di sangue.

Il coccolo visto da Maria Grazia Dallera

Maria Grazia Dallera

Il coccolo ha rappresentato per decenni il simbolo della rivalità tra le due comunità: quella del “coccolo ‘n su” e quella “coccolo ‘n giu’”.
Rivalita’ nei matrimoni, scazzottate nel giorno di Pasquetta, e per il pagamento del dazio da parte dei “piaggesi” (abitanti di Rio Marina) per il trasferimento dei loro prodotti, sopratutto vino, nati nelle terre situate nel territorio di Rio Castello ma che dovevono essere portati a Rio Marina.

Oggi, tutto questo, e’ solo un ricordo.
W Rio!